Mosche in acqua salata: tre giorni intorno al Cap d'Agde
Telefonata a Matthieu: "Ti va di andare a lanciare qualche mosca in riva al mare?"
La stagione di guida in acque di prima categoria è finita, lui ci sta. Eccoci quindi in partenza per tre giorni intorno ad Agde, con le nostre canne da mosca e un universo nuovo da scoprire. Abituati ai fiumi da trote, siamo alle prime armi con la pesca in mare.
L'estuario
Primo spot: l'estuario del canale del clot de Malhet. La tramontana e raffiche a 50 km/h ci accolgono e complicano i lanci. Bisogna tenere il vento alle spalle e sfruttarne la spinta per proiettare i nostri streamers. La nostra selezione di mosche resta piuttosto basilare: qualche Deceiver, Clouser Minnow di diversi colori, qualche Crazy Charlie (imitazioni di gamberetti zavorrati, per passare vicino al fondo), due o tre mosche galleggianti (tipo Foam Skater) e naturalmente imitazioni di cicerelli, tipo Surf Candy!
Le recenti alluvioni dell'Hérault hanno velato l'acqua. Puntiamo su modelli flashy per contrastare con le correnti color cioccolato. I lanci si susseguono. La notte ci avvolge già, e non abbiamo avuto nemmeno un attacco.
Pesca a mosca ai piedi delle falesie di Agde
Cambiamo strategia la mattina del secondo giorno. Direzione le acque limpide delle falesie di Agde. Luci e panorama da nascita del mondo. Ci arrampichiamo sui blocchi rocciosi per tagliare il vento.
Provo diversi recuperi e strip, insisto in Roly Poly - mi è parso di capire che la spigola (branzino) risponda bene ai recuperi rapidi.
Il piede mi scivola su un masso viscido, ho il piede fradicio. Ne approfitto per valutare la temperatura dell'acqua. È ancora molto calda. Troppo calda? Ce lo chiediamo davanti alla scarsa attività. Parliamo con pescatori locali; sono tutti d'accordo: le condizioni sono difficili e i pesci poco attivi da diverse settimane. Un buon motivo per ridimensionare i nostri primi tentativi poco conclusivi...


La mia nuova attrezzatura
La Guideline LPX da 9 piedi per coda di topo #8, abbinata al mulinello Aura e a una coda Coastal intermedia, forma un insieme ben bilanciato. Nonostante le raffiche, mi diverto a lanciare. Tra i blocchi, il mio stripping basket Sondergaard Coastal mi evita grovigli e incagli.




A caccia di aguglie sulla diga del Cap
Cambiamo settore, scegliamo la diga del Cap, proviamo diversi streamers di taglia più ridotta. Matthieu individua una bella aguglia. Il pesce, aggressivo al massimo, segue l'imitazione di cicerello. Si punge. E poco dopo si slama... Matthieu allora opta per un po' di pesca a vista (reminiscenza della pesca in fiume!) e percorre la diga. Viene avvistata una seconda aguglia, punta, e allo stesso modo slamata. Non è così semplice ferrare questo pesce dal becco ad ago!
Pesca a vista del cefalo all'uscita del porto
Terzo giorno, direzione uscita del porto per la pesca a vista del cefalo - il muggine! Mettiamo da parte i nostri streamers a favore di piccole mosche molto discrete: gammarus (pensati per imitare piccoli gamberetti), piccole ninfe e mosche imitazione pane. Dire che il cefalo è diffidente è un eufemismo. È proprio paranoico, e le rare abboccate arrivano appena con le labbra! Bisogna pescare fine e abbastanza lontano dalla riva. Una decina di cefali cederanno comunque alla nostra imitazione pane. Quanto basta per ridarci un po' di fiducia. Provo un montaggio in tandem secca-ninfa con due mosche pane: una galleggiante, l'altra immersa. Un piccolo sarago risponde bene!




Una spigola in scia
Ma è un altro pesce che, nel porto, ci lascerà il ricordo più vivido. Matthieu, avendo individuato qualche aguglia in giro, lega un Surf Candy al suo tippet. Lancia più volte e slama ancora un'aguglia. Al lancio successivo, dietro la sua imitazione di cicerello compare la sagoma perciforme di una bella spigola. La spigola segue la mosca, senza prenderla. Una seconda volta torna, accompagna lo streamer... poi scompare. Un'apparizione fugace ma incoraggiante. Che fa anche riflettere. "Che cosa mi è sfuggito? Che cosa ho sbagliato? si chiede. Era la mosca, il recupero, la velocità di recupero, la mia sagoma troppo visibile sulla banchina?"
Ultimi lanci sulla spiaggia al crepuscolo
Dopo un buon pasto rinvigorente a metà pomeriggio - per fortuna, i ristoranti sul lungomare servono fino a tardi! -, decidiamo di rifocalizzarci sulla spigola e tentare un ultimo approccio: pescare tra le onde e nelle acque basse del bordo spiaggia. L'occasione per Matthieu di mettersi in costume e bagnarsi i piedi. Prende una tracina su un piccolo streamer rosso che anima rasente al fondo. Da parte mia, ricevo una bella botta tra le onde. Scatto di motivazione! Insistiamo fino agli ultimi bagliori del giorno; si dice che la spigola comune sia più attiva di notte che di giorno. L'orizzonte stende un lavis ocra e si tinge di porpora, il mare vira al blu metallico. Castiamo in questo chiaroscuro, sfruttando la sabbia dura per appoggiarvi la coda di topo e allungare i nostri lanci. La notte si fa piena, lasciamo a malincuore la spiaggia e la riva del mare.

Queste giornate autunnali soleggiate, nel vento e nell'aria salmastra del Mediterraneo, ci hanno dato un buon assaggio di questo nuovo terreno di gioco. Hanno anche messo in evidenza la nostra scarsa conoscenza dell'ambiente... Ma è anche questo a rendere l'esperienza particolarmente entusiasmante: ritrovare l'incertezza, le esitazioni e la curiosità degli inizi. Siamo neonati della pesca a mosca in mare. E torneremo con piacere a lanciare e strippare, con qualche riferimento in più e sempre la stessa curiosità. Quindi, alla prossima!
- L'ATTREZZATURA TESTATA DURANTE QUESTO SOGGIORNO -




